martedì 17 novembre 2009

Alluvione a Messina: commissariamento e ricostruzione


E’ trascorso circa un mese e mezzo dall’alluvione che ha interessato le frazioni di Giampilieri Superiore e Scaletta Zanclea, a Messina. Dovevano essere stanziati circa 100 milioni di euro per affrontare l’emergenza, tuttavia il Senato ha bocciato gli emendamenti. I politici locali hanno protestato vivacemente; al punto che alcuni esponenti del Pdl hanno minacciato di aderire al partito del “No Ponte”, in forma di protesta. Indubbiamente la messa in sicurezza della città e delle zone a rischio appare prioritaria rispetto alle così dette opere faraoniche; sarebbe quindi auspicabile un chiarimento da parte dello Stato nei confronti degli alluvionati. 

Il paragone con i terremotati dell’Abruzzo nasce spontaneo, vista la vicinanza temporale e la conseguente assuefazione da immagini choc. Anche se la catastrofe messinese può apparire figlia dell’abusivismo, sono convinto che le Istituzioni italiane non abbandoneranno gli sfollati messinesi. Mi auguro che lo Stato stia prendendo tempo al fine di gestire direttamente i fondi per la messa in sicurezza, come fatto per L’Aquila; inibirebbe speculazioni di varia natura. Tuttavia la regione Sicilia, a differenza dell’Abruzzo, gode dello statuto speciale, questo potrebbe rappresentare un ostacolo ad un’eventuale intervento diretto Protezione Civile Nazionale nella gestione dei capitali necessari. 

Resto convinto che lo Stato italiano non abbandonerà i cittadini vittime di una catastrofe naturale, ma stia ritardando l’oneroso finanziamento soltanto al fine di trovare una formula che garantisca un ricostruzione in condizioni di assoluta legalità e limpidezza. Certamente non si può più temporeggiare, gli alluvionati di Messina chiedono solidarietà, inoltre non accettano di essere considerate vittime di seri B; certo non si aspettano un G8, ma il dovuto rispetto e lealtà da parte delle Istituzioni.

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